Una lastra intonsa, un ferro acuminato, una vaschetta di mordente. Ecco quanto basta a creare intorno ad Antonio Lombardi un clima di tensione vicino alla propedeutica di un esorcismo. L’amore per l’avventura materica è così forte in questo artista da superare e distaccare le altre passioni e discipline. Infatti, nutrito di rigori classici medico, musicologo e compositore, Antonio Lombardi è sopratutto un pittore e opera nella zona più attraente e incognita ed anche pericolosa: la ricerca dell’espressione attraverso lo sfruttamento integrale della materia cromatica. E in questo vasto campo ha scelto, per ultima prova, l’acquaforte: quanto dire il margine meno esplorato, che pochi affrontano senza la protettiva copertura del figurale che con i suoi racconti fa passare anche errori o superficialità.
Lombardi non fa passare niente. Lavora in profondità, fìno alla perfezione. La sua gioia — quando attua una lastra mirabile come « La finestra sul futuro » traluce dal risultato. Le morsure diventano bugnato, pulviscolo, velluto. Gli spazi si fronteggiano e si equilibrano esclusivamente per virtù del colore, i graffiti balenanti percorrono come ritmi di danza nervosi, perentori i corridoi tra le zone. E la materia trionfa, si apre, si rivela e i grumi vivi scaturiscono da una libertà inventiva che ha frantumato ogni schema e lascia quindi liberi sia l’artista che l’osservatore di sensazioni, di riflessioni concrete e sopratutto di piacere visivo.
Nella seconda lastra « Vento e fumo », Lombardi utilizza il bianco come antagonista, ma lo investe di immagini sontuose e lo blocca con dei neri carbone, solidi, feroci. La lotta tra la luce e la notte è nel suo momento manicheo. Io lo immagino stilla lastra, tra i vapori dell’acido, e mi pare di sentire il palpito del suo cuore quando sfila il foglio dalla pressa e lo guarda, lo riconosce per sua creatura vera ed evocata dal suo spirito di poesia.
La terza lastra « Le ore di domani» ci immette neIl’acervo stregonesco che di sicuro alberga negli appetiti esoterici di Lombardi. Qui veramente, siamo nell’evocazione, alla profezia. Su un ambiente esploso dove gli istinti della materia si scontrano a valenze impari (osserviamo come i simboli neri vengono aggrediti e sfilacciati dalla miriade dei grigi, dei piombi, dei, chiari) i numeri avanzano dominanti, con le loro infallibili leggi. E’ la lastra del Tempo, l’unico vincitore dei contrasti umani. Ho cercato di spiegare a me stesso il significato di queste lastre di cui non mi ha avvinto solo il prestigio tecnico, ma anzi e di più, la loro affascinante lezione. Ognuna di esse è un attimo della nostra anima, ce la ritroviamo dentro in tempi e condizioni diverse, come con occhi diversi la contempliamo. Ciò che per me suscita un dramma, per un altro è un evento festivo, quello che mi suggerisce struggenti momenti musicali, per un altra persona può essere la fragorosa eruzione di un vulcano. La materia ha colori e forme infinite, sostanza e spessore incalcolabili. Ci vuole coraggio per affrontarla come Antonio Lombardi. E bravura, per arrivarci, come lui, in fondo. E allora che si trova la poesia.
Ugo Moretti